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Il Papa ha messo in guardia dalla tentazione di rimanere affascinati dai «fuochi d’artificio della religione dello spettacolo» in cerca sempre di «cose nuove, rivelazioni, messaggi che durano un istante e poi svaniscono» e ha proposto un esame di coscienza per verificare se davvero «custodiamo la speranza» cioè l’atteggiamento giusto di chi lavora per far crescere «il regno di Dio che è già in mezzo a noi».
 
Prendendo spunto dal passo evangelico di Luca (17, 20-25) il Papa ha fatto notare come «a quel tempo c’era la curiosità di conoscere il tempo del regno di Dio: quando sarebbe venuta la liberazione dai romani o la liberazione del popolo di Dio».
 
In realtà quelle persone «non sapevano bene che cosa fosse quel regno di Dio e così lo domandavano a Gesù». E Lui rispondeva con chiarezza: “È già venuto, è in mezzo a voi”». Spiegando poi che «il regno di Dio in mezzo a noi è come il seme di senape che è piccolino ma viene seminato e cresce, cresce, cresce, cresce, sebbene con il tempo. E Gesù, quando spiega questo, dice che non sappiamo come il seme cresce, germoglia; non sappiamo come il lievito fa crescere la massa, ma il regno di Dio è così: è in mezzo a voi, così, come un seme che cresce, come il lievito nella massa».
 
Sta a noi «custodirlo bene e sperare che cresca, che dia il frutto». Già, «sperare, perché il Regno di Dio diviene forte nella speranza». Del resto «la nostra salvezza è sempre intenzione di speranza: non è una possessione, adesso», come a dire «io sono salvato, sono giusto». Ma «ci vuole speranza per vedere questa crescita» perché «il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione e nessuno dirà “eccolo qui” oppure “eccolo là”». No, il regno di Dio «è in mezzo a voi: non è una religione dello spettacolo».
 
Nella sua riflessione il Pontefice ha proposto un’altra domanda: «Se il regno di Dio è in già mezzo a noi, e noi non dobbiamo lasciarci attirare dalle cose spettacolari che sono fuochi d’artificio e non servono a nulla, cosa dobbiamo fare mentre aspettiamo che venga il regno di Dio, che venga il Signore?». E come risposta ha suggerito una parola chiave: «custodire». Sì, «custodire con pazienza: la pazienza nel nostro lavoro, nelle nostre sofferenze». , «custodire come custodisce l’uomo che ha piantato il seme e custodisce la pianta e cerca che non ci sia cattiva erba vicino a lei, perché la pianta cresca». In pratica si tratta di «custodire la speranza».
 
E a questo proposito il Papa non ha mancato di suggerire un esame di coscienza personale: «Possiamo domandarci come custodisco, io, la speranza? Preferisco cose puntuali, fuochi d’artificio? Ho la pazienza, anche la mortificazione, la croce per custodire quella speranza che è seminata nel battesimo nel nostro cuore? Quella speranza che non delude» perché «la speranza mai delude!».
 
Ecco perché è opportuno domandare a noi stessi: “io ho speranza o vado avanti come posso e non so discernere il bene dal male, il grano dalla zizzania, la luce, la mite luce dello Spirito Santo dalla luminosità di questa cosa artificiale ? ».



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