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Le parole dei Testi Sacri sono come la punta di una penna tenuta fra le dita di chi scrive. La carta sente scorrere una punta ma dietro di quella c'è una mano viva e dietro la mano viva uno spirito intelligente che la muove e la dirige. C'è da aggiungere che la lettura ha le conseguenze della parabola del seminatore evangelico.  Di conseguenza dalla lettura possono scaturire atteggiamenti diversi secondo lo spirito del lettore dove il vero protagonista "è il seme, che produce più o meno frutto a seconda del terreno su cui è caduto.

La semente caduta sulla strada indica quanti ascoltano o leggono l’annuncio del Regno di Dio ma non lo accolgono; così sopraggiunge il Maligno e lo porta via. Il secondo è quello del seme caduto sulle pietre: esso rappresenta le persone che ascoltano o leggono la parola di Dio e l’accolgono subito, ma superficialmente, perché non hanno radici e sono incostanti; e quando arrivano le difficoltà e le tribolazioni, queste persone si abbattono subito. Il terzo caso è quello della semente caduta tra i rovi: Gesù spiega che si riferisce alle persone che ascoltano o leggono la parola ma, a causa delle preoccupazioni mondane e della seduzione della ricchezza, rimane soffocata. Infine, la semente caduta sul terreno fertile rappresenta quanti ascoltano o leggono la parola, la accolgono, la custodiscono e la comprendono, ed essa porta frutto."  (parole di Papa Francesco all'Angelus del 13 luglio 2014).
Questa parabola parla oggi a ciascuno di noi, come parlava agli ascoltatori di Gesù duemila anni fa. Ci ricorda che noi siamo il terreno dove il Signore getta instancabilmente il seme della Sua Parola e del Suo amore. Con quali disposizioni Lo accogliamo? E possiamo porci la domanda: com’è il nostro cuore? A quale terreno assomiglia: a una strada, a una pietraia, a un roveto? Dipende da noi diventare terreno buono senza spine né sassi, ma dissodato e coltivato con cura, affinché possa portare buoni frutti per noi e per i nostri fratelli.
Nella scienza intende più chi ha più ingegno e studia di più. Nei Testi Sacri capisce più profondamente chi ha più lume dello Spirito Santo. La stessa volutà di penetrare curiosamente i segreti di Dio e lo sforzo di intendere le cose più difficili per saperle nuoce al vero effetto che tale lettura deve produrre in chi la fa: guardare direttamente il sole può anche acciecare.  La vera semplicità consiste nell'avere la sola intenzione di intendere nelle parole dei Testi Sacri la voce di Dio che ci manifesta le Sue perfezioni e la Sua volontà, perchè noi possiamo camminare nella giusta via della vita. Errata è quindi la lettura fatta con l'intenzione o il proposito di servircene per infiorare i nostri discorsi o articoli che scriviamo prendendo riferimenti sparsi qua o là.  Leggere le Sacre Scritture per trovarvi degli argomenti allo scopo di coonestare i propri vizi o pregiudizi è frutto del Maligno il quale peraltro, proprio a questo riguardo,  aveva tentato Gesù sul pinnacolo del tempio dicendogli "se tu sei Figlio di Dio è scritto che gli Angeli avranno cura di te".  Ma è anche la strada scelta da quanti, eretici, cercano di trovare fondamento colle parole della Bibbia.
In un tempo nel quale il freddo razionalismo è ormai penetrato dappertutto e ha fatto sentire i suoi deleteri effetti, bisogna tornare a far passare le parole dei Sacri Testi dal piano mentale al regno dello Spirito.  In quanto se la cognizione ci viene dai sensi mediante la vista, l’udito, il gusto e il tatto, ma si limita alle qualità esteriori, la conoscenza intellettuale penetra sino all’essenza delle cose.  Quanto più la luce del nostro intelletto è forte, tanto più innanzi può penetrare. La luce naturale del nostro intelletto non ha che una forza limitata, incapace di penetrare al di là di certi limiti. Però l’uomo è creato per un fine soprannaturale. L’uomo ha dunque bisogno di una luce soprannaturale per penetrare ciò che oltrepassa la forza naturale del suo intendimento. Questa luce soprannaturale, comunicata all’uomo, dobbiamo cercarla mediante lo Spirito Santo.
(Considerazioni liberamente tratte dalla Prefazione del libro Sacra Bibbia del Can. Francesco Chiesa 1966)



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